Teatro Romano di Catania

Difficilmente si potrebbe immaginare che in una delle vie principali di Catania, via Vittorio Emanuele II, sorge un teatro romano del I secolo d.C. costruito su una preesistente struttura greca risalente al IV secolo a.C.. Il monumento, non visibile dalla via storica, alla sua vista lascia stupiti i turisti, ma anche i cittadini catanesi, per la sua vastità e struttura multiforme.

Il teatro romano, inserito tra via Vittorio Emanuele II a sud, via Teatro Greco a nord e piazza San Francesco d’Assisi a est, sorge sulle pendici meridionali della collina di Montevergine divenuta in età greca sede dell’acropoli. Stando a delle fonti greche e romane, gli studiosi nei secoli scorsi avevano ipotizzato l’esistenza di un teatro greco a Catania; solamente alla fine del 1800, sotto i resti del teatro romano, si scoprirono due blocchi di pietra bianca sui quali vi erano incise le lettere KAT in alfabeto greco, confermando pertanto le notizie riportate nelle fonti.

Dopo il IV secolo il teatro fu abbandonato: venne depredato dai marmi, decorazioni architettoniche e statue che abbellivano la fronte della scena e il muro del pulpito, e utilizzato per costruire abitazioni e persino una macelleria nell’area dell’orchestra (dai recenti scavi sono emerse ossa animali, di bovini, pollame e perfino ossa di cammello!). Fino al XVIII secolo il monumento è ancora invaso dall’impronta dell’edilizia cittadina. Tra le diverse abitazioni degne di nota ci sono: la “Casa del terremoto”, costruita all’interno del terzo ambulacro, corridoio coperto destinato al passeggio, e così chiamata in quanto gli ambienti della casa al momento del ritrovamento erano ricolmi per il crollo delle pareti durante il terremoto del 1693; la “Casa Liberti”, edificio borghese realizzato a fine Ottocento e adesso restaurato e adibito a museo: nella sua collezione si trovano materiali rinvenuti durante gli scavi tra cui lucerne, ceramiche e vasellame vario. Inoltre, dalla sua terrazza è possibile ammirare per intero la struttura teatrale e cogliere la sovrapposizione di fabbricati moderni.

Solo dopo l’ennesimo abbattimento effettuato da uno dei proprietari di un palazzo sorto all’interno della struttura per poter ampliare il suo immobile, la Soprintendenza di Catania prende in mano la situazione avviando dapprima una campagna di esproprio e demolizione degli edifici sorti, e in seguito varie campagne di scavo che verranno condotte negli anni ’50 e ’70 del secolo scorso e nei primi anni del 2000.

All’interno della struttura teatrale si possono ammirare una vasta cavea semicircolare, da cui si intravedeva il mare, di 98 metri e disposta su tre livelli, si stima potesse ospitare circa 7000 spettatori, un’orchestra, rivestita da decorazioni di marmi a intarsio, e spesso allagata dall’acqua proveniente dalla foce dell’Amenano, e un pulpito, anch’esso decorato da marmi.

Durante gli scavi archeologici sono state molte le decorazioni architettoniche e i marmi ritrovati, adesso esposti nell’antiquarium, struttura museale che sorge all’ingresso del Teatro e da cui si accede alle rovine: tra i reperti ritroviamo il gruppo scultoreo frammentario di “Leda col cigno”, copia romana di un originale del 360 a.C. dello scultore romano Timotheos e una lastra di marmo bianco scoperta negli scavi più recenti raffigurante un delfino, probabilmente divisorio per segnalare nella cavea la tribuna riservata al pubblico d’onore.

Infine, posto ad ovest del teatro sorge l’odeion, un piccolo teatro, anch’esso in pianta semicircolare, costruito dai romani tra la fine del I e la fine del II secolo d.C.. Il nome ᾠδείον, dalla parola greca ᾠδή, canto, ci indica la sua funzione: solitamente era destinato a spettacoli canori quali gare musicali o audizioni. Anche l’odeion era rivestito, come il teatro più grande, di pietra lavica: questa era presente soprattutto nell’orchestra la quale era pavimentata da marmi colorati che, grazie al rosso dei mattoni e al nero della pietra lavica, dava un effetto scenico di policromia eccezionale.

Testo di Luana Indelicato

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